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Passeggiata nei boschi intorno a Balma Boves

E ricomincia la nostra stagione di trekking, questa volta con il piccolo di casa camminatore, con tanto di zainetto, racchette e scarponcini.

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Neve ancora bassa, bel sole, voglia di boschi e storie di fantasmi (ora va di moda questo!)…la valle Po ci ha accolti con una nuova, bella, scoperta. Un po’ “alla cieca”, cercando sul web, abbiamo deciso che l’anello intorno al meraviglioso borgo di Balma Boves poteva fare al caso nostro!

Partenza da frazione Rocchetta, poco dopo il comune di Sanfront. Un centinaio di metri su strada asfaltata e ci si immerge subito nell’umido profumo di bosco e muschio con un meraviglioso concerto di uccellini vogliosi di sole e primavera! 20170507_121104[1] Il sentiero si inerpica subito sulla collina e in mezz’oretta di cammino si raggiunge la borgata di case Forano, conservata con attenzione alle antiche tradizioni.

Da questo gruppo di case in 10 minuti si può già raggiungere la meta. Noi abbiamo preferito continuare ad inerpicarci tra i boschi di castagno per raggiungere Roca d’la Casna, nota per le incisioni rupestri verosimilmente risalenti all’età del rame e del bronzo (secondo noi un po’ deludenti…). 20170507_124734[1]Molto suggestive, invece, sono le abitazioni che si incontrano lungo il percorso, costruite come fossero un tutt’uno con la natura e le maestose formazioni rocciose che caratterizzano questa zona! Una bella scoperta! Il sentiero, abbastanza ripido per le gambette dei bimbi è in parte direttamente su pietroni e rocce, in parte delimitato da

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tipici muretti a secco, con suggestivi scorci sulla pianura o verso il Monviso e l’ombra rigenerante del fitto bosco di faggi e castagni!

 

 

 

 

Ripida discesa (attenzione a non scivolare, ci sono i ricci!!) verso 20170507_145254[1]Balma Boves, paesino di cui avevamo sempre visto l’indicazione lungo la strada, ma mai visitato. Si tratta di un magnifico insediamento, ottimamente recuperato, che testimonia la vita di montagna del secolo scorso e l’ingegno dell’uomo nel costruire un’intera borgata al riparo di un’enorme sporgenza rocciosa.

 

I bimbi felici di scoprire antichi utensili, fontane zampillanti, frammenti di vita quotidiana così diversa dalla loro, noi rilassati per una meravigliosa domenica insieme.

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Note tecniche

Il percorso è ad anello. Partenza dalla vecchia centrale di Rocchetta (549 m), direzione Case Forano (657 m). Di qui consiglio la deviazione sulla sinistra per Roca d’la Casna (835 m). Dal punto più alto del percorso si scende verso balma Boves (660m) e, tornando per un altro sentiero a Case Forano si torna alla macchina per il sentiero di salita. Tempo segnato sui segnavia 2:15 ore, con i bimbi calcolate circa 3 ore!

Buona gita!

Ritmi lenti e montagna incontaminata: Sambuco

fb_img_1483542360868Esistono ancora rari angoli di pace e cose semplici  in questo mondo che corre troppo in fretta e Sambuco  , a meno di un’ora da casa, è uno di questi. Situato in alta valle Stura, a 1200 m di altitudine, sotto l’imponente ombra del monte Bersaio, è il posto dove amo godermi ritmi lenti, natura selvaggia e tradizione di montagna ancora quasi incontaminata!

2017-01-04-16-00-55-1164514618Sambuco è l’ideale per gli amanti della montagna: ottimo punto di partenza per passeggiate tranquille con i bimbi verso la Chiardoletta o Moriglione, entrambi piccoli borghi quasi disabitati ma in cui si respira ancora il “profumo” di stalla ed è facile immaginarsi bambini correre spensierati qualche decennio fa.

fb_img_1483542209452 Da questi gruppi di casupole abbarbicati sulle montagne si possono godere panorami mozzafiato lontano da auto e rumori. E  sulla via  del ritorno è facile incontrare il pastore che ti racconta la difesa del suo gregge contro  l’attacco dei lupi o il suo incontro ravvicinato con i cervi…magia!

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Ma da Sambuco o a pochi chilometri di  distanza si possono organizzare anche gite per camminatori esperti d’estate (impossibile mancare la salita verso il Bersaio!) , ma anche d’inverno con ciaspole o sci d’alpinismo.

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Con un quarto d’ora di auto si raggiunge la stazioine sciistica di Argentera, ideale per  le famiglie per il baby alla portata di tutti e per i prezzi un po’più contenuti rispetto ai grandi comprensori; scendere lungo la pista e le sue numerose varianti attraversando una fitta pineta senza confusione e folla è per me bellissimo!

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Ma Sambuco è soprattutto il luogo in cui amo portare i miei bimbi perché  qui possono giocare liberi, senza confini, con le regole dettate dalla natura e da un gruppetto di coetanei, guidati solo dalle loro infinite energie e da tanta fantasia! E la sera vederli tornare sporchi, sudati e con i capelli arruffati mi suscita solo un grande sorriso!

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Sambuco è  ricca di altri apetti da scoprire e lascio a voi lettori la curiosità per una domenica tra i monti!

Un ultimo consiglio! Dopo una giornata all’aria aperta o in una serata con una fitta nevicata imperdibile è una tappa alla Meridiana per un gustoso piatto tipico della valle o per una raclette con gli amici in un ambiente tranquillo e adatto anche alle famiglie.

 

 

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Con occhi di bambino alla scoperta dei Sarvanot

Domenica all’insegna della tranquillità e del mondo fatato dei boschi delle nostre montagne!

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Tempo un po’ uggioso in pianura, tutti un po’ stanchi delle prime settimane autunnali…l’occasione giusta per andare finalmente alla ricerca dei Sarvanot, folletti che le leggende popolari della valle Varaita narrano combinare dispetti e saltellare nei boschi20161009_114952

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Meraviglioso trekking nella valle delle … Meraviglie!!!

Passano i giorni (ormai quasi un mese!!) e devo assolutamente raccontarvi il nostro trekking oltralpe, intorno alla valle delle Meraviglie.

Abbiamo approfittato del weekend lungo di Ferragosto per 3 giorni a piedi, con notti in rifugio, tutto il necessario sulle spalle (compreso un bimbo!!): una nuova bellissima avventura!

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Ancora una volta ho avuto la conferma che le vacanze a piedi, dove ogni passo è una conquista, con i tempi lenti, solo i suoni della natura, il necessario ridotto all’essenziale e l’intimità della nostra famiglia siano un’esperienza unica e magica!

Ma ora un po’ di note tecniche…

Partenza  da Casterino, per noi di Cuneo abbastanza comodo, con deviazione a Saint Dalmas de Tende, scendendo dal traforo del colle di Tenda. Noi abbiamo lasciato la macchina al Gias du Basto (1700 m), volendo la si può lasciare a Casterino, facendo un pezzetto a piedi.

Prima tappa: Gias du Basto (1700 m) – Refuge de Valmasque (2220 m)

Partiti in tarda mattinata, abbiamo iniziato la nostra avventura con una camminata tranquilla, per la maggior parte su carreraccia con poco dislivello. Ultimo tratto più ripido e un po’ più impegnativo per Giorgio, ma per fortuna frequentato da camosci, con una bella cascatella e soprattutto un sacco di roccette da arrampicare! Diego sulle spalle inizia a farsi sentire (in termini di peso!!) per cui ha camminato anche lui fino a quando fiori, pietre e ruscelli non sono stati fonte di eccessivo rallentamento!!! L’arrivo al rifugio è stato proprio bello…posato sulla riva del Lac Vert, con il nulla intorno se non natura e alte cime!! Torta di mirtilli e birra per merenda e poi via a rotolarsi sull’erba! Cena “da rifugio francese” (ma avevamo fame!!!) e poi via a nanna, con l’emozione del letto a castello, dello stare tutti vicini, dei sacchi a pelo!! Risveglio con cuccioli di stambecco a darci il “buongiorno”!

Seconda tappa: Refuge de Valmasque (2220 m) – Refuge de Merveilles (2131 m)

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Itinerario bellissimo che passando per il Lac Noir ed il Lac du Basto arriva fino alla Baisse de Valmasque (2550 m) per poi scendere nella valle delle Meraviglie tra laghetti e soprattutto le incisioni rupestri uniche e interessantissime! dscn0482

Lungo tutto il percorso abbiamo incontrato tantissimi camosci e stambecchi, in un paesaggio aspro, con rocce maestose su isolati laghetti nascosti. Percorso anche qui abbastanza facile, tranne la salita e poi la discesa al colle, di nuovo un po’ ripide ma fattibilissime. C’è il tempo per un sacco di tappe ai laghi (con bagno annesso, naturalmente!) e visita al “museo all’aperto” della valle delle Meraviglie. Arrivo al Refuge de Merveilles nel pomeriggio, anche qui bagno nel lago e di nuovo corse e salti su tutte le rocce trovate…come se le energie non finissero mai!! Cena sbranata e notte in camerata da 90 posti!!!

Terza tappa: Refuge de Merveilles – Casterino

L’idea era di raggiungere il Refuge de Fontanalbe e tornare al Gias du Basto, ma pur essendo partiti presto e di buon passo, avevo calcolato male il dislivello e sarebbe diventato troppo impegnativo per Giorgio ed i suoi 5 anni appena… abbiamo quindi deciso di scendere al Lac des Mesches (1400 m),

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percorrendo un sentiero bellissimo, in un paesaggio bucolico, con ruscelletto, mucche al pascolo e prati erbosi… giunti al lago passaggio in autostop per evitare la camminata sulla statale… gambe stanche, cuore contento!

Alcune considerazioni:

  1. Anello adatto a famiglie con piccoli camminatori: dislivello non eccessivo come anche le distanze. Inoltre la presenza delle incisioni rupestri è sicuramente una curiosità in più e volendo fanno anche visite guidatedscn0536
  2. Qualità dei rifugi: Italia batte Francia, senza dubbio! Noi non amiamo il lusso e direi che non ci manca lo spirito di adattamento, ma stanzoni da 80-90 persone sono decisamente “affollati”, il cibo sicuramente di qualità migliorabile (ma su questo non c’erano dubbi…), pulizia idem… Altro lato della medaglia, in Francia i rifugi costano un po’ meno!
  3. Comodissima la prenotazione online tramite il sito FFCAM, telefoni e internet non prendono in entrambi i rifugi.
  4. Esistono molti collegamenti ad altri rifugi (refuge de Nice, de Fontanalbe…) e spunti per i prossimi trekking…mi toccherà studiare!

 

Al colle Ciriegia sulle orme dei miei antenati…

Questa domenica naturalmente non ci siamo fatti mancare il nostro settimanale giro in montagna, ma questa volta è stato qualcosa di più…

Colle Ciriegia, in valle Gesso, partendo da Pian della Casa…800 m di dislivello, un po’ lunghetta per il nostro piccolo alpinista cinquenne e per le nostre spalle cariche di 15 kg di pure coscette ciccione!

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Finalmente però c’era una giornata estivo, cielo blu blu blu e voglia di alta montagna! E così, via, inerpichiamoci per sentieri e pietraie!

La valle Gesso è20160626_113553 meravigliosa, ci sono tantissimi rifugi facilmente raggiungibili e tutti in posizioni mozzafiato con Argentera, Matto, Nasta e Gelas sempre pronti a spuntare dietro una curva. E per chi preferisce gite meno “affollate” ci sono sentieri meravigliosi e carichi di storia!

La gita per i bimbi è abbastanza impegnativa, ma con un po’ di allenamento fattibile. Noi ci siamo fermati un po’ sotto il colle per evitare il passaggio di un nevaio con neve ormai molle e mantenere l’atmosfera di relax e spensieratezza della giornata. Il sentiero è abbastanza ripido ma , almeno per Giorgio, è meglio 8ho notato che non patisce tanto il dislivello quanto la durata della camminata)! Naturalmente per metà della gita Giorgio e papà Paolo sono diventati due soldati di 70 anni fa e 20160626_145509urlandosi “Capitano!” e “Comadante!” si sono inerpicati per la valle su sentieri “alternativi”  senza neanche sentire la fatica! E per il resto della camminata resti di fortini, fili spinati arrugginiti, ossa di animali, camosci (vivi!) e nevai da scendere ricordando l’inverno ci sono stati di grande aiuto!!

Finale rigenerante con piedi a mollo nel torrente e soprattutto senza pioggia!!!

Ma questa gita per me è stato qualcosa di più… Le mie origini ebraiche si deducono già dal mio cognome…Segre era un fiume in Spagna da cui gli ebrei scapparono nel 1400 durante l’inquisizione e Segre è una cittadina nel centro della Francia in cui transitarono per poi arrivare in Italia…vado molto fiera del mio quarto di sangue “ebraico”, di quel nonno che mi ha sempre raccontato poco perché “faceva troppo male”, ma che ha vissuto sofferenze umiliazioni e paure che noi neanche immaginiamo e che il suo sguardo non nascondeva…

Attraverso il colle Ciriegia, lungo il sentiero che ieri abbiamo percorso, tra l’8 e il 13 settembre 1943 circa 200 ebrei provenienti da tutta Europa scesero in Italia, con la speranza di trovare protezione e salvezza dalle persecuzioni razziali dopo l’occupazione delle zone confinanti francesi da parte delle truppe tedesche. Numerosi erano gli anziani e i bambini, alcuni di pochi mesi. Pochi giorni dopo anche Cuneo fu occupata dai tedeschi e in breve tempo furono arrestati e poi inviati nei campi di concentramento; soltanto 12 di loro sono sopravvissuti.

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Ecco, ieri, mentre percorrevo quel sentiero, prevalentemente pietraia, nessun altro a parte noi e qualche camoscio, mi sembrava di sentire quei passi stanchi, veloci, quei respiri affannati, me li immaginavo in silenzio immersi nei loro pensieri carichi di speranza, nelle loro paure, mi immaginavo quell’ansia VERA  , che noi neanche lontanamente possiamo pensare cosa sia. Mi vedevo quelle mamme con gli occhi lucidi, i bimbi in grembo e girandomi vedevo il piccolo Diego che dormiva sereno nello zaino…

Non guardo più tutti i film che propongono sulla Shoah, quella violenza presentata ormai troppo facilmente mi fa solo male e credo abbia perso la finalità del “ricordare”… ieri però noi abbiamo “ricordato”, raccontando a Giorgio con semplicità quello che era successo, cercando di regalargli storie che siano bagaglio per una vita aperta al mondo, al diverso, alle nuove idee…

Il sentiero dei forti…tra storie di soldati e fischi di marmotte

Abbiamo capito che l’estate non vuole ancora arrivare, ma noi, imperterriti, proseguiamo le nostre avventure in montagna!

Stamattina era prevista una “finestra” di bel tempo così,  saliti in macchina, abbiamo scelto la valle che prometteva meglio in quanto a squarci di cielo blu: valle Vermenagna!

Avevamo un debito con un facile sentiero tra i forti al confine con la Francia, facile gitarella, ideale per il tempo incerto. L’ultima volta che eravamo partiti per fare questa gita era il 7 settembre 2014…peccato che dopo 10 minuti di cammino mi si erano rotte le acque perché il piccolo Diego aveva deciso di nascere 15 giorni in anticipo!! E così  rieccoci, questa volta in  4!!

La valle Varaita non mi fa impazzire,troppi palazzi, impianti, turismo…la zona dei forti, a 2000 metri di altitudine, però,  ha il suo fascino, anche in giornate con nuvole e nebbia che ci hanno impedito di vedere gran parte del panorama.

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Si parte dal colle di Tenda e in 10 minuti si arriva già al forte Centrale: ai bimbi affascinano sempre i racconti di soldati, guerre, feritoie, agguati e sentinelle e qui ancora di più!

Da qui, si seguono le indicazioni per il forte Tabourde, in territorio francese, che si raggiunge percorrendo un ‘ampia strada sterrata con minimo dislivello (circa 230 m, 1,5-2 ore di cammino a passo di bimbo). Il panorama penso sia molto bello, noi non abbiamo visto quasi nulla!!Breve pic-nic  vicino al forte e poi via di corsa verso la macchina sentendo i primi tuoni… anche questa volta ritorno sotto la pioggia, mimando i soldati e sparando con fantastiche racchette-fucile: cosa non si inventa Paolo per far correre il piccolo Giorgio!

Gita così  così  per maltempo e mancanza di vetta, ma Giorgio che si è  addormentato dicendomi “è stata una bellissima giornata” vale molto di più!

 

Valle Ellero, una nuova scoperta tra i nuvoloni!

Questa mattina Paolo ha lavorato e il tempo, nonostante il cielo terso delle 8, è rapidamente peggiorato con l’arrivo di grossi nuvoloni neri. Ma la voglia di montagna, silenzio e un po’di sana fatica era tanta e così abbiamo deciso di scoprire una valle a noi quasi sconosciuta, la valle Ellero, sopra Mondovì.

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La meta scelta è  stato il rifugio Havis de Giorgio Mondovì (quota 1760 m), passeggiata molto facile sia per chi come noi aveva poco tempo sia per i bimbi alle prese con i primi trekking. Se avete una macchina non troppo bassa potete raggiungere il Pian Marchisa da cui parte un sentiero pianeggiante immerso in meravigliosi prati colorati. Quasi da subito si può vedere in lontananza il rifugio e questo è di grande aiuto per i nostri piccoli! Ultimo tratto un po’più faticoso, ma assolutamente fattibile anche per bimbi piccoli. In un’oretta si raggiunge tranquillamente la meta.

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Al rifugio abbiamo mangiato un’ottima polenta, mentre fuori iniziava a piovere e i nuvoloni ci impedivano di vedere le vette circostanti…questo ci costringerà a tornarci, magari per dormirci e fare l’anello con il rifugio Garelli!

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Ritorno correndo e mimando la guida di moto da cross per non infradiciarci troppo!

Volete sapere il bello di questa gita? Essendo così breve non abbiamo neanche dovuto scervellarci per inventare storie da raccontare a Giorgio…passeggiata molto rilassante e ogni tanto ci vuole anche questo!

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Arrampicata su roccia…e i bimbi si trasformano in scimmiette!

L’arrampicata è la grande passione di mio marito Paolo, tanto che il suo primo messaggio, 9 anni fa, è  stato: “Domani ti va di mettere le mani sulla roccia?” (e lasciate perdere i doppi sensi, lui intendeva proprio la roccia roccia!)… Naturalmente quella volta rifiutai, non potevo giocarmi il mio primo appuntamento cosi, con la mia imbranataggine! Ma dopo poco la passione divenne anche la mia ed è ancor oggi un altro bel modo di vivere la montagna! In realtà scrivo oggi questo post perché  ieri, dopo più di 5 anni, ho finalmente di nuovo arrampicato, con Paolo e Giorgio ( e Diego che girellava lì intorno!) e ne sono proprio felice! Potrei dire  che è  l’ unica cosa a cui ho rinunciato diventando mamma, il resto, magari in modo diverso,  l’ho continuato a fare e le mie passioni le ho coltivate anche con i bimbi; ma l’arrampicata prima era troppo rischiosa e poi troppo difficile da organizzare o forse mi andava di dare la precedenza ad altro! Ieri ne avevo proprio bisogno, avevo la necessità di essere io, la roccia e le mie ansie e devo dire che mi è servito!

Arrampicare è terapeutico e se fatto provare ai bimbi in un certo senso anche educativo!

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Partiamo da una precisazione: per arrampicata io intendo quella su roccia, in mezzo alla natura, con gli insettini che vai a disturbare lungo una via. Lo so, non tutti sono fortunati come noi a Cuneo che in 10 minuti troviamo già una palestra all’aria aperta però  per me è  tutta un’ altra cosa. E già questo è  bello per i bimbi, come qualsiasi avventura in montagna anche questa è un’esperienza all’aria aperta, genuina, dove la natura li  circonda e li allontana da rumori e velocità.

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I bimbi, rispetto ad un adulto salgono con molta più facilità,  un pò perche più incoscienti, ma anche perché arrampicando siamo soli con noi stessi, con le nostre paure, con i nostri pensieri e i bimbi sono ancora “liberi” da tutto questo…e l’ affrontare una salita, seppure ben assicurati dalla corda e dalle forti braccia del papà,  aggiunge un tassellino nel farli crescere sicuri di loro stessi. Lì  sei tu, la roccia, le piccole prese che devi trovare magari con difficoltà,  la forza delle tue gambette e sotto mamma e papà che ti incitano, ma lì sei solo tu!

E poi arrampicare per  i bimbi è proprio divertente! E più  della salita, la discesa in cui Giorgio si diverte a farsi calare sospeso nell’ aria!

Ora il problema è  trovare dei posti con monotiri e un  prato che permetta all’altro puffetto di correre e scoprire  senza rotolare giù  o farsi male… noi ieri siamo andati in valle Po, ad Oncino ed è una buona soluzione…altre palestre carine anche per bimbi sono a Vernante o a Sant’Anna di Vinadio. Qualcuno ne ha altre da suggerirmi per i prossimi weekend?

I Percorsi Occitani…risalendo la Valle Maira

La valle Maira è la mia preferita … la si risale per una stretta strada tortuosa fino ad arrivare alla meravigliosa Rocca Provenzale. E’ una valle chiusa, stretta e soprattutto selvaggia e anche oggi in cui la ricettività sta aumentando velocemente, il fascino resta la sua autenticità (consiglio di vedere il film “Il vento fa il suo giro”, da un’idea della vita in questa valle se non oggi, fino a pochi anni fa).

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Noi la frequentiamo spesso: in inverno è il regno dello scialpinismo con buonissime piole in cui fare merenda sinoira dopo le gite, d’estate offre la possibilità di fare trekking o arrampicata su roccia.

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Per chi ha voglia di fare un trekking di più giorni, invece, consiglio i Percorsi Occitani. Si tratta di sentieri che ripercorrono le antiche mulattiere che risalivano la valle Maira su entrambi i versanti, collegando antiche borgate, spesso altrimenti inaccessibili. Attraverso 18 tappe (anche un po’ personalizzabili con i bimbi) si può percorrere tutta la valle scoprendo angoli di vita rurale con una meravigliosa lentezza distante anni luce dal nostro mondo frenetico! E poi la valle Maira è anche nota per le numerose cappelle ed i bellissimi affreschi al loro interno, soprattutto nella zona di Elva.

Sono stati due i mini trekking sui Percorsi Occitani che per ora abbiamo fatto.

Il primo nell’aprile 2012, Giorgio aveva 11 mesi per cui l’abbiamo portato praticamente sempre sullo zaino. Eravamo con un’altra coppia di amici con bimbo di poco più di un anno e abbiamo deciso di compiere il percorso in discesa, partendo da una piccola borgata chiamata Parrocchia (sopra Marmora), con due tappe al rifugio Palent e poi al Rifugio Margherita.

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Il primo tratto è relativamente breve ed il rifugio Palent è molto carino, le camerate sono confortevoli e calde e soprattutto il signor Matteo con figlio e nipote sono veramente molto accoglienti. La sera, dopo una cena abbondante e genuina, abbiamo chiacchierato a lungo con loro sorseggiando il buonissimi genepy di loro produzione. Il giorno successivo la camminata è stata abbastanza lunga, ma purtroppo ad aprile non tutti i punti tappa erano ancora aperti e così siamo arrivati fino al rifugio Margherita, che sorge sopra San Damiano Macra, tra i boschi che settant’anni fa hanno visto correre, combattere e nascondersi i partigiani.

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Si tratta di un rifugio non gestito (tanto che noi avevamo preso le chiavi a Tetti di Dronero e fatto rifornimento di viveri a Celle Macra) sicuramente molto meno accogliente rispetto a quello della notte precedente, soprattutto per il freddo!! Per fortuna c’erano un bel po’ di coperte (un po’ impolverate, però..) e di nuovo è untile il grande abbraccio di faniglia! In giorno dopo abbiamo proseguito il percorso tra fitti boschi arrivando fino a località Tetti di Dronero, dove avevamo lasciato l’altra macchina …

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L’esperienza è stata bella, anche per quel pizzico di avventura e di incognito che accompagna sempre le nostre vacanzine in montagna. I sentieri sono ben segnati, larghi e facilmente percorribili.

La seconda esperienza è stata l’anno scorso, a inizio maggio 2015. Questa volta eravamo solo noi,ma essendosi aggiunto Diego, il peso dello zaino era decisamente maggiore e poi Giorgio doveva per forza camminare. Abbiamo percorso l’altro versante, risalendolo da borgata Pagliero di San Damiano Macra fino a Stroppo. L’idea era di arrivare fino a San Martino di Stroppo, ma questa volta abbiamo trovato i percorsi molto più impegnativi e molto più lunghi rispetto a quanto indicato sul sito (nonostante noi tendiamo sempre a stimare tempi doppi rispetto a quelli indicati).

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Il primo giorno abbiamo sbagliato pure la strada, percorrendo quasi un’intera vallata laterale per poi scoprire che eravamo del tutto fuori dal percorso … immaginatevi il mio sconforto, soprattutto per il piccolo Giorgio che camminava già da almeno 4 ore! Per fortuna abbiamo trovato un signore giunto lassù per raccogliere ortiche selvatiche che ci ha riportato fino all’incrocio che avevamo sbagliato (avevamo percorso quasi tutto il vallone del Droneretto e abbiamo scoperto che è un errore abbastanza comune, quindi in questa zona, state attenti alla segnaletica e munitevi di cartina!!) … Di lì la voglia di proseguire la nostra avventura ed il desiderio di Giorgio di dormire in un rifugio ci ha portato a ripartire, arrivando alla Locanda del Silenzio di Camoglieres quasi alle 20…

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Giorgetto quel giorno ha camminata 8 ore effettive (più di 1000 m di dislivello in salita!) e ancora oggi mi sento in colpa!! Nonostante questo, ha ancora avuto l’energia di saltare per un’ora sui letti…i bimbi hanno veramente un’energia illimitata!! La locanda del Silenzio è un alberghetto che ha a disposizione anche una camerata con letti a castello, riscaldata e con bagno pulito e meno costosa delle camere doppie. Cena sbranata per la fame e la stanchezza … il giorno successivo il percorso doveva essere un po’ più breve, ma comunque abbiamo scarpinato di nuovo per quasi 7 ore su sentieri con panorami spettacolari, ma secondo me un po’ esposti per i bimbi. La cosa più bella di questi percorsi è attraversare un sacco di borgate sperdute, che altrimenti non incontreresti mai, alcune abbandonate, altre abitate da persone lontanissime dai ritmi cittadini, con visi solcati da profonde rughe e mani nodose per il lavoro della terra quotidiano.

E poi arrivare, stanchi ma felici a Morinesio, isolati dal mondo e rigenerarci in un monolocale in una vecchia casa ristrutturata, di quelle con i tipici tetti in lose, con ad accoglierci un magnifico cesto con ogni ben di Dio per merenda, cena e colazione, tutto naturale, genuino e preparato personalmente dai proprietari (Alpes d’Oc). Ci hanno anche lasciato delle marmellate di piccoli frutti fatte da loro e, nonostante il peso dello zaino, non abbiamo resistito a portarcele a casa!! Il terzo giorno abbiamo deciso di scendere fino a Stroppo (un paio d’ore andando tranquilli) dove ci aspettava lo Sherpa bus, comodissima navetta che ci ha riportato fino alla macchina (ma per chi vuole permette di raggiungere l’intera valle o anche solo di portare zaini e bagagli!)

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In conclusione… consiglio a tutti gli amanti del trekking di percorrere questi meravigliosi sentieri pieni di storia, di mistero e di panorami mozzafiato! Chiaramente ci vuole un po’ di organizzazione, gambe allenate e forse è più adatto a bimbi dai 7-8 anni in su… sicuramente la prima esperienza si prestava maggiormente ad un trekking con bambini. Purtroppo (o per fortuna) per ora questi sentieri sono percorsi soprattutto da tedeschi o francesi che amano questo tipo di vacanza, ma provatela anche voi, non ve ne pentirete!!!

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Prima gita della stagione: Monte San Bernardo da Valmala

Questo weekend avevamo proprio bisogno di montagna, di aria pura, di sole, di cielo e di natura … sono giorni un po’ “strani” per me ed ero certa che la montagna sarebbe stata la terapia migliore.

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La neve dalle nostre parti impedisce ancora gite in alta montagna, così abbiamo scelto di raggiungere il Monte San Bernardo, gita facile, anche per chi ha bimbi che non camminano tanto. Noi siamo partiti dal Santuario di Valmala (valle Varaita) e sono circa 300m di dislivello, ma volendo il dislivello raddoppia partendo da Roccabruna in valle Maira.

 

La gita, abbastanza corta rispetto al solito, ci ha anche permesso di sperimentare la voglia di camminare del piccolo Diego che con i suoi 20 mesi e le sue coscette cicce ha trotterellato per quasi tutta la discesa, crollando poi addormentato sullo zaino nell’ultimo tratto.

Perché secondo me questa gita è adatta soprattutto ai bimbi?

  • Innanzi tutto è relativamente breve e si possono scegliere vari sentieri per la salita, da quello asfaltato (che noi per principio evitiamo sempre!) a quello ripido e un po’ più diretto; quindi veramente può essere una delle prime gite da proporre ai bimbi per introdurli alla montagna
  • Si arriva ad una grande croce con tanto di diario di vetta. In genere con Giorgio questo è uno stimolo per superare la fatica della salita!20160515_125338
  • A poca distanza dalla cima c’è il punto di partenza per i parapendii e questa è una fantastica attrazione per i nostri bimbi!20160515_131508
  • Per i cuneesi, ma non solo, c’è una panorama mozzafiato che va dalla pianura fino alle montagne della Valle d’Aosta!

 

 

 

 

E poi ci sono un sacco di rocce e roccette su cui arrampicare, la passione più grande per Giorgio e, da ieri, abbiamo scoperto anche del piccolo Diego!

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Ogni tanto leggo richieste di consigli su posti in montagna con attrazioni e attrezzature per bimbi … sarà che sono un po’ “selvaggia” come le valli che frequentiamo, ma per me il massimo divertimento per i nostri piccoli è poter correre a perdifiato in un prato con l’erba che fa il solletico alla pancia o vederli con le guancette rosse che si arrampicano su tutti i massi che incontrano o ancora che giocano con l’acqua delle “vasche da bagno, lasciate nei prati per far bere gli animali” (cit. il mio adorato Niccolò Fabi). Non servono giostre, gonfiabili o altro! E ogni domenica mi stupisco per quanto basti poco ai miei figli per essere felici e quanto più sereni e rilassati siamo tutti e quattro la sera rientrati a casa dopo una giornata così!

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